| Lo spamming, ovvero l'invio indiscriminato di messaggi pubblicitari a migliaia di indirizzi di posta elettronica, è uno degli utilizzi più fastidiosi e inutili della mail.
L'esempio più clamoroso è stato quello della lista Marco Pannella che, in occasioni delle precedenti elezioni, ha inviato messaggi politici a oltre 390 mila indirizzi recuperati dalle pagine web.
La Lista Pannella sosteneva che gli indirizzi in questione fossero pubblici e quindi liberamente utilizzabili. Di parere contrario è stato il Garante della Privacy che, con un provvedimento emesso l'11 gennaio 2001 ha censurato tale comportamento. Ecco le argomentazioni del Garante:
"Contrariamente a quanto infatti argomentato dall'Associazione, gli indirizzi di posta elettronica dei segnalanti non provengono da "pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque" (art. 12, comma 1, lett. c), della legge n. 675/1996 ) e la loro utilizzazione nel caso in esame non è quindi consentita in mancanza di una previa manifestazione positiva di consenso da parte degli interessati (essendo altresì inoperanti gli ulteriori presupposti elencati nell'art. 12 della medesima legge). La previsione contenuta nella citata lettera c) non si riferisce a qualunque dato personale che sia di fatto consultabile da una pluralità di persone, ma ai soli dati personali che oltre ad essere desunti da registri, elenchi, atti o documenti pubblici (in particolare in quanto formati o tenuti da uno o più soggetti pubblici), siano sottoposti ad un regime giuridico di piena conoscibilità da parte di chiunque, regime che può peraltro prevedere modalità o limiti temporali i quali vanno rispettati anche in caso di comunicazione o diffusione dei dati (art. 20, comma 1, lett. b), legge n. 675/1996)."
Per questi motivi il Garante ha affermato che:
"L'Associazione deve quindi astenersi dall'utilizzare ulteriormente i dati personali relativi agli utenti che non abbiano previ...leggi
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